Fiat, problemi a Pomigliano d’Arco

Il tanto atteso piano Fiat, promosso a metà aprile, sembra già scricchiolare: non c’è intesa infatti fra sindacati e Sergio Marchionne, a.d. di Fiat, per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. Nelle intenzioni della Fiat, o almeno, come era riportato anche nel piano industriale della casa torinese, lo stabilimento campano avrebbe dovuto produrre la nuova Fiat Panda. Il problema è ovviamente economico: secondo le prime stime, la Fiat dovrebbe avere una spesa maggiore rispetto a quella prevista, dunque si tratterebbe di ridurre gli incarichi ai lavoratori, lasciando molte famiglie senza lavoro. Ovviamente dura la posizione dei sindacati, che ha bloccato l’operazione Fiat, lasciando presagire altri scontri verbali con i dirigenti Fiat. L’azienda del Lingotto, dal proprio canto, ha deciso di “coprirsi le spalle”, iniziando a cercare una soluzione alternativa, identificata nella possibilità di spostare la produzione della vettura all’estero, si parla di uno stabilimento in Polonia o in Serbia, luogo più probabile. C’è già pronta la cifra da stanziare: 700 milioni di euro, che serviranno per la maggior parte per la modifica dell’impianto, per renderlo pronto alla produzione della Fiat Panda.
Sergio Marchionne, intervistato da “La Stampa” spiega così il momento attuale: “Stiamo vivendo in un mondo che non esiste più realmente, occorre riconciliare i principi del passato con il presente. Andiamo a domandare agli operai di Pomigliano se vogliono lavorare o meno”.
Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, spinge perchè si trovi una soluzione in tempi brevi, che possa tutelare il lavoro di tantissime famiglie, circa 16.000. ”In un momento come questo c’è una grande azienda che è pronta a investire in Italia senza alcun aiuto pubblico. E’ un treno che non possiamo perdere, anche se la dirigenza chiedesse di lavorare su 18 turni diversi”.

Pietro Gugliotta