Caos carburanti: cala il petrolio, la benzina meno

Si parlava qualche tempo di “doppia velocità” fra il prezzo del petrolio e quello della benzina. Grandi smentite da parte dei petrolieri – come è ovvio che sia – e dati alla mano, le società dei consumatori hanno testimoniato questo problema che si ripercuote sulle tasche degli italiani. E adesso ci risiamo! Nonostante la firma del “protocollo caro-carburante” firmato qualche giorno fa dalle parti in causa (petrolieri, associazioni di consumatori e distributori), i dati che ci fornisce l’Adusbef e la Federconsumatori sono chiari: in un anno, gli automobilisti italiani hanno pagato 176 euro in più rispetto allo scorso anno, fra aumenti e costi vari.
Se consideriamo che da metà aprile circa, fino ad oggi, il prezzo del barile di greggio è calato del 25%, sarebbe normale pensare che adesso il prezzo della benzina alla pompa possa essere sceso in contemporanea. Non è così. La benzina, nello stesso lasso di tempo, è calata dell’1,13%: una differenza di poco meno del 24%, non sono bazzecole per le tasche degli italiani. Il divario è ampio e come al solito ognuno difende la sua posizione. I petrolieri accusano le associazioni dei consumatori: “l’ottusità di alcune associazioni dei consumatori è ormai senza limiti, impermeabile a qualsiasi evidenza numerica. Ma come si fa a sostenere che a ogni calo del prezzo del greggio debba corrispondere un’analoga riduzione dei prezzi alla pompa, quando circa il 60% del prezzo finale è rappresentato da tasse?”
Dall’altra parte i consumatori accusano l’elevato divario fra il prezzo del petrolio e quello della benzina, pur considerando che, con il crollo del valore dell’euro sul dollaro, il deprezzamento finale possa essere quantificato al 14%.
E lo Stato? Assiste in silenzio a questa diatriba, pur sapendo che diminuendo le tasse sul carburante, la situazione potrebbe solo migliorare.

Pietro Gugliotta